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carcere e reclusione comunicati: il regime del 41 bis è tortura bianca
Postato dafrancesco il Saturday, 26 May @ W. Europe Daylight Time
_CONTRIBUTEDBY francesco


Durante le ispezioni parlamentari che ho effettuato nelle sezioni speciali del 41 bis dei carceri di Viterbo, Rebibbia, Secondigliano, L'Aquila, ho scoperto come dietro quelle mura insormontabili si celano condizioni indegne per un paese civile.
Le privazioni sensoriali, i vetri, le restrizioni assurde rappresentano una mortificazione del nostro stato di diritto e del nostro senso di umanità.
L'Unione Europea, in particolare il Comitato europeo per la prevenzione della tortura, ha già condannato l'Italia per la durezza del regime del 41 bis:



se è pur vero che è necessario recidere qualsiasi forma di contatto tra i detenuti sottoposti al 41 bis e gli affiliati alle organizzazioni criminali, tuttavia questo non può essere il pretesto per l'adozione di un vero e proprio regime di "tortura bianca".
Dinanzi anche ai peggiori criminali efferati, uno stato democratico non deve mai rincorrere la loro crudeltà, non può negare quei diritti umani fondamentali che loro hanno negato alle vittime innocenti della loro crudeltà.
Qui non si tratta di essere più o meno amici dei mafiosi, ma coerenti con i principi della democrazia e dello stato di diritto.
Credo sia giunto il momento di affrontare politicamente il tema del superamento del regime speciale del 41 bis, perchè alla barbarie non si risponde con la barbarie: se la finalità del ricorso al 41 bis è quella di recidere la comunicazione dei boss con l'esterno, allora basterebbe studiare un efficace ricorso alle attuali tecnologie che permettono di monitorare e controllare qualsiasi forma di comunicazione (figuriamoci poi quando questa avviene all'interno di un carcere), piuttosto che negare ai sepolti vivi del 41 bis la possibilità di accarezzare un bambino.
In questo senso, stò preparando una proposta di legge per estendere la possibilità di poter accarezzare durante il colloquio mensile non solo ai figli minori di 12 anni, ma a tutti i partenti.



MAFIA: PARENTI GEORGOFILI A CARUSO,'TORTURA BIANCA'E' NOSTRA

- FIRENZE, 20 FEB - "L'on. Francesco Caruso definisce il '41 bis' per la mafia stragista 'una tortura bianca e una barbarie' e dice basta al carcere duro. Noi invece riteniamo una 'tortura bianca e una barbarie' assistere ogni giorno alla distruzione di vita dei nostri parenti rimasti invalidi sotto il tritolo stragista del 1993". E' quanto afferma in una nota l'Associazione tra i familiari delle vittime per la strage di via dei Georgofili. (ANSA).COM-CG/SPO20-FEB-07 16:15 NNNN


MAFIA: CARUSO (PRC), 41 BIS NON RIPAGA DOLORE VITTIME

- FIRENZE, 20 FEB - "Il 41 bis non ripaga il dolore delle vittime della mafia: Lo Stato non può essere vendicativo e torturatore".
Lo afferma il parlamentare di Rifondazione comunista Francesco Caruso, nella sua replica all'Associazione familiari delle vittime per la strage di via Geogofili ai quali scrive: "Vorrei rassicurarvi che i responsabili della vile e cieca violenza di cui sono state vittime i vostri familiari sono rinchiusi in carcere e lo resteranno per lungo tempo, probabilmente fino all'ultimo dei loro giorni".
"Credo che la notizia della fine del 41 bis - aggiunge Caruso - debba essere accolta con soddisfazione da parte vostra perché signifca che la magistratura ha accertato che finalmente questi personaggi pericolosi hanno definitivamente reciso e perso ogni controllo, relazione e contatto con l'esterno: questo era l'obiettivo per il quale hanno subito la detenzione speciale, un obiettivo raggiunto dopo diversi anni, e di questo non possiamo che essere profondamente soddisfatti. Detto questo, i carnefici di via Georgofili non escono dal carcere, come sembra evincersi dai titoli di alcuni giornali o dalle dichiarazioni di qualche politico, né finiscono di scontare la pena in un regime normale di detenzione: semplicemente passano dal 41 bis ad un altro girone infernale della detenzione, ossia i reparti EIV (Elevato Indice di Vigilanza) o AS (Alta Sicurezza) nei quali alcuni diritti riconosciuti ai detenuti comuni vengono negati e sacrificati per motivi di sicurezza".
"Comprendo il vostro dolore - conclude il parlamentare - e mi sembra anche legittimo che questo immenso dolore possa ricercare anche un accanimento vendicativo nei confronti di chi ha funestato e straziato le vostre vite e quelle dei vostri familiari, ma guai se le istituzioni e lo stato, nella speranza di ripagare e rincorrere questo dolore, sacrifichino i propri principi di democrazia e di diritto". (ANSA).



 
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